San Crispino e Crispiniano, stando a quanto si dice nei racconti agiografici, erano due fratelli di origine romana appartenenti ad una famiglia aristocratica che, ad un certo punto della loro vita, si convertirono al cristianesimo e si dedicarono al Signore, diffondendo il Vangelo.
Secondo la tradizione, di giorno predicavano e pregavano Gesù Cristo, mentre di notte lavoravano come calzolai.
Da Roma si trasferirono in Gallia, per diffondere la fede cristiana e stabilirono la loro dimora a Soissons, dove, sempre stando ai racconti agiografici, fecero tanti proseliti ed ottennero molte conversioni. Quando ormai l’impero romano stava crollando ed i contadini fuggivano all’incalzare delle orde di Attila, San Crispino e San Crispiniano, una notte di Natale, tremanti di freddo e di fame, bussarono alla porta di una misera casupola di Crespy en Valois.
Comparve una donna in lacrime. Con voce rotta dai singhiozzi, narrò che pochi giorni prima, suo marito era stato ucciso dai Vandali. Ora le rimaneva solo un bambino di due anni che piangeva in una culla. I due santi, commossi, andarono ad abbattere un albero nel bosco vicino e intagliarono due rozzi sandaletti che posarono davanti al focolare spento. Poi si inginocchiarono in preghiera.
Ed ecco che miracolosamente i trucioli che avevano gettato nel camino si misero a danzare e a brillare. Non erano più trucioli di legno, ma pepite d’oro. E così Crispino e Crispiniano furono proclamati patroni dei calzolai. Dopo alcuni anni di soggiorno in Francia, nel 287, furono scoperti e condotti davanti al Prefetto del Pretorio, Rictius-Varus. Furono sottoposti a torture ma poiché le sopportarono con molta fermezza e non rinunciarono alla fede cristiana, furono condannati a morte e decapitati. Nel Medioevo il loro culto divenne assai popolare tant’è vero che fiorirono numerosi racconti sulla loro vita.
Secondo una tradizione inglese vissero per un certo periodo a Faversham, nel Kent, mentre, stando invece ad una Passio dell’VIII secolo, furono sepolti nella Basilica dei SS. Giovanni e Paolo sul Celio, a Roma.
In alcune località si distingue fra Crispino, protettore dei calzolai e Crispiniano, dei ciabattini. Sovente, per estensione, proteggono tutti i lavoratori del cuoio, sellai, guantai, conciatori. Nell’iconografia popolare si tende a raffigurare Crispino con le fattezze di un giovane e Crispiniano con quelle di un uomo attempato. La raffigurazione più comune li presenta intenti al lavoro.
Si può trovare anche l’iconografia di San Crispino divisa da quella di Crispiniano. Una tradizione veneta, ad esempio, non menziona San Crispiniano mentre lega la figura di Crispino al vino ed ai bevitori di vino, ed inoltre si storpia il nome in Graspin facendolo diventare il patrono degli ubriachi.
In onore di San Crispino e Crispiniano, furono commissionate in tutte le principali nazioni europee numerose pale d’altare, soprattutto fra il XVI ed il XVII secolo, e furono eretti anche diversi edifici sacri in loro onore.
Anche a Torino, nel XVI secolo, venne commissionata allo Spanzotti una pala dedicata ai due santi da collocare nel Duomo della città, nella cappella dei calzolai dove si trova tuttora. Nel dipinto sono raffigurati, fra l’altro, gli episodi salienti della vita dei due martiri.