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In una atmosfera rilassata ed informale un gruppo di amici si ritrova per degustare assieme eccellenti vini rossi, formaggi d’alpeggio, affettati fatti in casa ed altre prelibatezze artigianali.

L’occasione è ghiotta per toccare con mano i pellami pregiati con cui si realizzano autentici capolavori che viaggiano ai piedi di fortunati estimatori in giro per l’Italia.

Fra vino e sigari il dibattito sulla manifattura artigianale sfocia spesso verso l’annoso dilemma: scarpe inglesi o italiane ? Cucite a mano (good-year) o a macchina (blake-rapida)…

La serata è stata bellissima: grazie a tutti !

Dedicato a Giotto: Amo il vino e le contaminazioni. Credo che di vini abbinabili ai sigari ce ne siano molti, lo scrittore buongustaio Mario Soldati sarebbe d’accordo. Sperimento in buona compagnia l’abbinamento di un Toscano Extravecchio, probabilmente il miglior sigaro-da-vino del mondo, con tre importanti vini italiani*. Giusto per non farci mancare nulla, iniziamo scaraffando il Sassicaia 2006 mentre verso nel bicchiere la Ribolla 2004 di Josko Gravner. Il sigaro è già acceso, lo fumiamo rigorosamente alla maremmana, cioè per intero. Arrivata a temperatura, la Ribolla libera sentori di frutta secca cera d’api cui il sigaro aggiunge note di cacao e castagne: in bocca il vino è impegnativo, secco ma docile. Dà il meglio alla temperatura di un vino rosso giovane, che è un fatto curioso per un bianco, e convince anche chi aveva dubbi

Arrivati al secondo terzo del sigaro, versiamo il Sassicaia, colto nella fase del giovane che cresce pieno di promesse. Impenetrabile, al naso ribes, frutta rossa (susine) e grafite, avvicinato al sigaro diventa un formidabile vino da meditazione. Gli aromi dei due grandi toscani si armonizzano perfettamente. Il sigaro prolunga la persistenza del vino che conquista il palato senza stancarlo. Potrei svenire per il piacere ma evito.

L’ultimo vino è un passito ma fuori dagli schemi. La Lacrima di Morro di Mancinelli (mia passione assoluta) è un rosso intenso che profuma di frutta sotto spirito e visciole, ingentilite da note di pepe e chiodi di garofano. Per spezzare, l’abbiniamo con una cioccolata 70% di Cuorenero. Il toscano regala note mandorlate al vino che restituisce una dolce morbidezza. Dalla grande degustazione la bocca esce perfetta, con un aroma simile a quello lasciato da tazzina di buon caffè, interminabile

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