Sia le merci che la pubblicita’ sono state pensate per indurre il desiderio e scatenare la voglia di possedere le ultime novità; e, al tempo stesso, reprimere qualsiasi tentazione o voglia di conservare il vecchio (secondo una affermazione di George Steiner, sono state studiate per garantire il “massimo impatto ed obsolescenza immediata”)
Venditori e pubblicitari puntano sul connubio tra il potere seduttivo delle offerte, l’inveterata propensione umana a dimostrarsi migliori del prossimo e l’impulso dei loro potenziali clienti a “distinguersi” o quantomeno a tenere il passo con la massa di coloro che seguono la moda.
Il nostro mondo assomiglia sempre di più alla città invisibile di Leonia descritta da Calvino, la cui opulenza “più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate, vendute e comprate si misura dalle cose che quotidianamente vengono buttate per far posto alle nuove”.
Nel nostro mondo-liquido-moderno la vera passione nasce  dalla gioia di disfarsi, di eliminare, di consumare per l’appunto.
Parlare della capacità di un oggetto di durare per sempre non è più un motivo di lode.

I beni materiali, ed in particolare quelli che durano a lungo e di cui non è facile disfarsi, vanno perciò evitati.
Il consumismo d’oggi non si basa sull’accumulo di oggetti, bensì sul loro godimento istantaneo (usa-e-getta).
Le scarpe artigianali hanno un costo più elevato rispetto alle calzature da negozio, ma ciò è giustificato sia dalla qualità del materiale – spesso pellame di altissima qualità e di grande manifattura – sia dalla bellezza della scarpa, il cui modello ha sempre una marcia in più: inoltre, un punto da non mettere in secondo piano è il tempo e la professionalità che gli artigiani impiegano per fabbricare scarpe così belle ed uniche, spesso impiegando moltissimo tempo e molta della loro pazienza nella ideazione di modelli di scarpe artigianali davvero unici ed impareggiabili.

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