Cose di altri tempi - Angelo Lustrascarpe

Cose di altri tempi

Lucido di buona qualità ed olio di gomito questa la vecchia ricetta dell’artigiano quando approntava le scarpe per il cliente. Cera ben stesa per chiudere i pori, una goccia d’alcool ( gli snob usano lo champagne) per togliere l’eventuale eccesso di grasso, energia con spazzole e strofinacci, ogni tanto uno sputino per facilitare l’operazione.

E come tocco finale, una “tirata” col palmo della mano che, grazie al calore naturale, contribuisce a far sciogliere e penetrare il grasso, rendendo la scarpa più lucida.
Usare sempre prodotti di primissima qualità. La pelle di una scarpa è delicata; non ha bisogno di lucidi che coprano le pieghe, ma di creme che la nutrano e rallentino il processo di invecchiamento.
I prodotti migliori sono giapponesi:  quelli a consistenza cremosa, perché la crema penetra più facilmente idratando la pelle e mantenendo la sua naturale elasticità.  I lucidi a pasta dura sono più indicati per la lucidatura vera e propria.
Usare spazzole e spazzolini di setola naturale, morbidi e con setole alte: lucidano di più: una scarpa ben lucidata deve apparire brillante e trasparente.

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Evitare i liquidi coprenti e autolucidanti; possono accelerare il lavoro, ma rischiano di rovinare per sempre