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Gabriel Garcia Márquez

Quando Neil Armstrong sbarcò sulla superficie lunare, ormai undici anni fa, il cronista televisivo esclamò emozionato: «Per la prima volta nella storia, l’uomo ha messo piede sulla luna». Un bambino che era con noi, e che aveva seguito con ansia i dettagli dello sbarco, gridò sorpreso: Ma è la prima volta? Che stupidaggine!

La sua delusione era comprensibile. Per un bambino del suo tempo, abituato a vagare tutte le notti per lo spazio siderale della televisione, la notizia del primo uomo sulla Luna era come tornare indietro all’Età della Pietra. Anche a me la cosa lasciò una sensazione di scoraggiamento, però per motivi più semplici. Stavamo trascorrendo l’estate nell’isola di Pantelleria, nell’estremo sud della Sicilia, e non creo che esista al mondo un posto più appropriato per pensare alla Luna.

Ricordo come un sogno le pianure interminabili di roccia vulcanica, il mare immobile, la casa dipinta di calce viva fino agli scalini, dalle cui finestre si vedevano nelle notti senza vento le ali luminose dei fari d’Africa.[…] Io pensavo con una certa nostalgia premonitrice che la Luna doveva essere così. Però lo sbarco di Armstrong aumentò il mio orgoglio patriottico: Pantelleria era migliore.

Per Giovanni e le sue vigne questi sandali saranno compagni di un’altra ottima annata !

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