Le scarpe andrebbero pulite sempre dopo essere state calzate, al massimo entro il giorno successivo. Dopo 10-12 lucidature occorre sgrassarle. Per questo scopo esistono ottimi liquidi a base di trielina, di produzione francese.
Con uno straccetto imbevuto di uno di questi liquidi, ripassatele fino a togliere la patina, fatela riposare la notte, quindi lucidatele come se fossero nuove, suola compresa.
Non dimenticate le scarpe vanno pulite solo quando sono ben asciutte. Se quando le togliete sono umide, lasciatele asciugare sulla forma di legno, o imbottite di carta di giornale (la carta tiene le scarpe in forma mentre asciugano e assorbe una parte di umidità), a temperatura ambiente; evitate di metterle vicino a fonti di calore, o peggio sopra un calorifero: tenderanno a indurirsi e a screpolarsi. Se sono rimasti aloni d’acqua sulla tomaia, toglieteli con un liquido apposito usando una spugnetta e lasciatele asciugare sulla forma.
Il giorno dopo potrete procedere alla lucidatura.
Come pulirle – Questa è un’operazione che esige pazienza e dedizione, ma che darà risultati tanto più soddisfacenti e brillanti quanto più sarà stata fatta con cura.
1. Con una spazzola di setola piuttosto dura togliete lo sporco, sopra, sotto e nelle cuciture.
2. Se ci sono macchie residue, toglietele con una spugnetta inumidita e poco sapone neutro. Con uno spazzolino di setola naturale passate un po’ di lucido nei punti difficili (cuciture, bordini, ecc.). Togliete poi ogni eccesso.
3. Intingete uno straccetto appena appena umido di alcool nel lucido (un tocco e via) e passatelo su tutta la scarpa, muovendo la mano in senso rotatorio, ma senza premere.
4. Con una spazzola morbida iniziate a spazzolare, prima in un senso poi nell’altro.
5. Quando il lucido è ben steso, usando il palmo della mano “accarezzate” la scarpa fino a farla diventare trasparente come il vetro.
6. Fate un altro giro con la spazzola morbida.
7. Date una passata con il guanto lucidante o con il panno morbido per togliere eventuali aloni.
8. Ultimo tocco da maestro: una passata con la seta di un ombrello che non si utilizza più, dopo avergli tolto le stecche, e tenendola ben tesa tra le mani, passatela vigorosamente sulle scarpe avanti e indietro con il tipico gesto dello sciuscià immortalato nel film omonimo di Vittorio De Sica.

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